(Ansa) Caserta 30 aprile 2009 - Sono proseguiti oggi gli interrogatori dei 23 destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, emessi dal Gip, nell'ambito dell'inchiesta “Biopower”, condotta dalla Guardia di Finanza di Caserta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno della Regione Campania, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio ed alla realizzazione di falsità in atti pubblici nell' ambito della costruzione della centrale di biomasse di Pignataro Maggiore (Caserta) affidata a due imprenditori romani e ad un casertano. Ieri il Gip Cervo ha interrogato l'imprenditore casertano, Giovanni Verazzo, per il quale è stata presentata dai difensori istanza di scarcerazione, il dirigente ed il funzionario del genio civile di Caserta, Michele Testa e Mario Pasquariello. Oggi il magistrato ha interrogato Vincenzo Guerriero e Fulvio Scia, rispettivamente dirigente e funzionario del settore Attività produttive della Regione Campania; l'ex consulente della Regione Campania Eugenio Di Santo; e l'ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Santa Maria Capua Vetere, Giuseppe Esposito. Domani sarà la volta degli imprenditori romani Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo, accusati di essere al centro del meccanismo della truffa e di avere elargito mazzette e promesse a politici e funzionari pubblici per ottenere vantaggi. Per la costruzione della centrale era previsto un contributo di 6,8 milioni di euro della Regione Campania che alla fine non è stato incassato, visto che la Biopower ha poi ottenuto un finanziamento della “Unipol Merchant Bank” di 60 milioni di euro. Per la prossima settimana sono previsti gli altri interrogatori, tra i quali quello dell'ex assessore provinciale alle Attività produttive, Franco Capobianco, che è anche consigliere comunale a Caserta. L’articolo di Repubblica Napoli I conti svizzeri, il Comune di Pignataro Maggiore sede dell´impianto da oltre sessanta milioni, la Regione Campania. Le indagini sulla "centrale da biomasse", ormai definita la centrale delle tangenti, si allungano in tre direzioni. I primi interrogatori in carcere si sono conclusi a tarda sera: a un giorno dalla retata con 23 arresti il gip Paola Cervo e il pm Maurizio Giordano hanno raccolto «risposte interessanti». Le prime ammissioni. Ma i quattro di ieri non sono i personaggi chiave dello scandalo. Tommaso Verazzo, con il padre Giovanni, ha dato i suoli e migliorava i rapporti con il Comune di Pignataro, dove il sindaco Giorgio Magliocca è indagato e un gruppo del Pd chiede al prefetto una “commissione di accesso” per lo scioglimento. Giuseppe Esposito, il direttore del lavori, assessore già sospeso dal sindaco di Santa Maria Capua Vetere. I funzionari del Genio Civile, Michele Testa e Mario Pasquariello, accusati di aver cancellato con il bianchetto le prescrizioni antisismiche nel registro generale in cambio di una tangente di centomila euro, prelevati a San Marino e filmati con una valigetta dalla Finanza all´uscita di Capua, dove fu simulato un controllo in un posto di blocco. Può essere domani il giorno cruciale: saranno interrogati i romani Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo, il titolare e l´amministratore della società "Biopower" che costruisce la centrale. Accusati di aver tentato una truffa alla Regione: un contributo da 6,8 milioni. Mai che si siano rivolti a un professionista per una normale procedura. Solo arrembanti manovre: scorciatoie, falsi e mazzette, spiegano gli inquirenti. Sono i due che parlano al telefono offrendo in tutto il 2008 una cronaca in diretta delle tangenti e dei contatti proibiti: 140 mila euro a Eugenio Di Santo, segretario di Andrea Cozzolino, indagato ma anche emarginato dallo stesso assessore, 25 mila euro annui a funzionari sotto forma di consulenze per informazioni riservate. Sono loro che trattano con Vincenzo Guerriero, dirigente dell´assessorato alle Attività produttive, accusato tra l´altro di aver ottenuto la promessa di un posto di progettista per il figlio. Gli stessi, assistiti dalla consulente Silvia Fiorani anche lei in carcere, aprono un conto a San Marino per inviare poi soldi in Svizzera. E per mesi rincorrono Cozzolino, fino a incontrarlo. Ma vanno oltre. «Siamo gente che tratta ai massimi livelli». Puntano ad Antonio Bassolino attraverso il capo della segreteria politica, l´indagato Gianfranco Nappi, ma anche Antonio Marciano e Salvatore Di Dato. Nella corsa a Bassolino, la frase più inquietante è captata a fine settembre, quando Renzo Bracciali al telefono con Giampiero Tombolillo offre una delle sue più raffinate immagini. «Ma mettiamogli il pepe al culo per questa cosa della presidenza, sennò sono soldi buttati, spieghiamoglielo bene». A chi si riferisce? Non sembra a Nappi, ecco perché ha ricevuto solo un avviso garanzia. E allora a chi? I due dovranno chiarire. Non risulta che Bassolino li abbia incontrati. Ma in qualità di testimone sarà convocato. A metà maggio, dopo l´ordinanza del Riesame. La sua deposizione chiarirà ancora meglio il ruolo di Nappi, che ha superato già il primo ostacolo. Niente emerge dalle perquisizioni a casa e in ufficio. Andrea Cozzolino ha invece incontrato uno dei due imprenditori, a metà luglio, e si è registrata una accelerazione. «È già sul tavolo della presidenza», dicono i due, ormai rincuorati. Il procuratore Corrado Lembo, affiancato da Luigi Gay e Paolo Albano, ha chiesto le rogatorie in Svizzera per conoscere gli “aventi diritto”. I conti già individuati dalla Finanza hanno nomi di fantasia. Nicola Boccalone: occhi aperti anche a Benevento Le ennesime vicende della Regione Campania, che fanno emergere tutte le debolezze di una classe dirigente incapace di dare spessore e qualità alla propria azione politico-amministrativa, offrono un’ulteriore conferma che il grido d’allarme lanciato dal presidente della Corte dei Conti, Lazzaro, è drammaticamente fondato. Concussione e corruzione credo, siano l’emblema con il quale la politica del centrosinistra campano ha ormai marchiato il proprio agire. I settori dell’ambiente e dell’energia rappresentano l’habitat naturale di reati tipici contro la pubblica amministrazione. Un modo di gestire che è diventato sistema. Quando sono tutti coinvolti (portaborse, vertici di segreterie politiche, tecnici e imprenditori) significa che il sistema pulsante e vitale della macchina politico-regionale, si muove soltanto sotto la spinta del favoritismo che alimenta inevitabilmente le ipotesi di bassa politica e di offesa continua all’interesse pubblico. Oltre a quello dei vertici assessoriali, i comportamenti dei tecnici della Regione Campania coinvolti in questa ennesima retata, impongono una seria riflessione sulle questioni che hanno già toccato i nostri territori. E’ lo stesso apparato che, in applicazione del sistema, ha operato su Reino e San Bartolomeo in Galdo e che a Benevento ha trattato, definendo patti e condizioni, per il passaggio degli elettrodotti nella periferia Nord. Per quell’affare sono stati addirittura sottoscritti accordi con benefit che, a questo punto, devono essere dettagliatamente verificati e sottoposti agli organi di controllo, e non solo dalla magistratura contabile. L’affare Luminosa, per il quale proprio l’assessorato alle attività produttive aveva dato un contributo non insignificante, non può essere adesso lasciato al destino voluto dalla Regione Campania, poiché la sola contestazione, ancorché viscerale e passionale, delle comunità direttamente interessate da questo scempio utile solo per gli imprenditori, non potrà costituire un blocco invalicabile. Lo Stato deve intervenire su tutte le questioni dove s’annidano concussione e corruzione per l’eccessivo grasso che cola e che va ad alimentare l’avidità umana, che, a sua volta, spesso, si trasforma e si manifesta in ingordigia. Va avviato un processo statalizzante della Regione Campania. La magistratura, anche nella massima efficienza, da sola non può bastare per arrestare un intero sistema. L’immagine di Bassolino che è in giudizio contro se stesso, che rimane a capo di un consiglio regionale composto da plurindagati e pluriarrestati, rappresenta ormai l’immagine della debolezza del sistema politico. Una comunità non può veder sacrificati territori, bisogni e prospettive da una classe politica che alimenta se stessa, espungendo la moralità ed etica, per fare posto, nei propri schemi, a insaziabile cannibalismo. Non basta sottoscrivere protocolli di legalità per poter affermare che la legalità ci sia in concreto. Lo Stato attivi i suoi poteri e si apra una verifica approfondita, senza trascurare alcun particolare né indizio, su tutte le vicende che hanno visto coinvolti, anche in terra sannita, questi illustri rappresentanti della Regione Campania. Fari puntati su Terna, Luminosa e sullo scempio legato agli insediamenti eolici per far emergere le vere virtù di un’imprenditoria che sfrutta i territori, elargisce briciole e alimenta il moderno sollazzo per fare coesione sociale e territoriale. Nicola Boccalone Consigliere comunale
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