Napoli 26 febbraio 2009 - A un anno e un mese dagli arresti e gli avvisi di garanzia che determinarono le dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia e, per qualche verso, anche la caduta del governo Prodi, l'inchiesta sulla presunta lobby di potere che avrebbe favorito le nomine targate Udeur, è alle battute finali. I magistrati della procura di Napoli, che il giorno stesso dell'emissione delle misure cautelari avevano ereditato dai colleghi di Santa Maria Capua Vetere il voluminoso fascicolo dopo la dichiarazione di incompetenza territoriale da parte del gip casertano, hanno emesso gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Un atto che consente agli indagati di presentarsi dai pm per rendere dichiarazioni o depositare memorie scritte, prima che la procura si pronunci sulle richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. L'avviso è stato notificato oggi a 24 indagati che devono rispondere di accuse che vanno dalla concussione all'abuso di ufficio, dalla turbativa d'asta alla rivelazione del segreto di ufficio. Nel provvedimento, firmato dal procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore e dal sostituto Francesco Curcio, non compare più il principale reato contestato dai pm di Santa Maria Capua Vetere, ovvero l'associazione per delinquere di cui Clemente Mastella era stato ritenuto un promotore. Sono sette comunque le ipotesi di reato formulate a carico di Mastella, nella sua qualità di leader nazionale dell'Udeur. “Chi è stato ministro della Giustizia ha il dovere, nonostante la grande amarezza di questo ulteriore momento, di accettare le varie fasi del processo alle quali guardo con serenità e fiducia”, ha commentato il segretario nazionale dei Popolari Udeur. “Come mi è capitato in questi anni, anzi negli ultimi tre da quando ho assunto la mia funzione istituzionale di Guardasigilli, devo rilevare come nelle sedi giudiziarie di Catanzaro, Roma e Torino, alla fine sia sempre emersa la mia assoluta onestà e sono certo che, anche questa volta, verra' riconfermata la correttezza del mio operato”. La prima accusa ipotizzata è di concussione in concorso con il consuocero Carlo Camilleri, esponente campano del partito, e gli ex assessori regionali Luigi Nocera e Andrea Abbamonte per aver costretto, secondo i pm il presidente della Regione Antonio Bassolino ad assicurare la nomina a commissario dell'Area di sviluppo industriale di Benevento di una persona designata da Mastella. Un altro episodio di presunta concussione si riferisce ai tentativi di costringere il dirigente di una Asl a concedere appalti, posti di lavoro e incarichi dirigenziali a appartenenti all'Udeur: per tale vicenda risultano indagati Mastella, la Lonardo (unico capo di imputazione contestato al presidente del Consiglio regionale), il capogruppo regionale Udeur Fernando Errico, il consulente legale della Lonardo, Felice Casucci, il consigliere regionale Nicola Ferraro e l'assessore Abbamonte. Abuso di ufficio e rivelazione di segreto di ufficio: l'accusa è contestata a Mastella, Ugo De Maio, presidente di sezione del Tarr Campania, e a due presunti istigatori, Francesco Trusio e Vincenzo Lucariello. L'accusa si riferisce a un presunto interesse per un ricorso al Tar. Mastella è inoltre indagato per due presunti abusi di ufficio per presunte irregolarità a vantaggio di una Comunità montana. Il leader dell'Udeur è inoltre accusato di concussione per la nomina di un esponente locale del partito ad assessore ai lavori pubblici del comune di Cerreto Sannita. Questo l'elenco completo dei destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini: Andrea Abbamonte, Carlo Banco, Antonio Barbieri, Paolo Budetta, Carlo Camilleri, Francesco Cardone, Felice Casucci, Ugo De Maio, Fernando Errico, Nicola Ferraro, Erminia Florenzano, Vincenzo Liguori, Alessandrina Lonardo, Vincenzo Lucariello, Clemente Mastella, Letizio Napoletano, Luigi Nocera, Angelo Padovano, Domenico Pianese, Domenico Umberto Principe, Antonello Scocca, Luigi Stefano Sorvino, Francesco Trusio e l'ex prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano.
La prima fase dell’inchiesta (gennaio 2008) portò all’emissione di 23 ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari) nei confronti di Carlo Camilleri, Vincenzo Lucariello, Antonello Scocca, Domenico Pianese, Sandra Lonardo, Andrea Abbamonte, Luigi Nocera, Nicola Ferraro, Fernando Errico, Antonio Barbieri, Fausto Pepe, Nino Lombardi, Carlo Banco, Paolo Budetta, Francesco Cardone, Ugo Ferrara, Cristiana Fevola, Erminia Florenzano, Vincenzo Liguori, Letizio Napoletano, Angelo Padovano, Domenico Pietrocola e Francesco Zaccaro. Furono invece sospesi dalle funzioni Ugo De Maio (giudice amministrativo), Giuseppe Urbano (prefetto in carica di Benevento) e Giuseppe Treviso (vigile urbano). Furono respinte dal gip le richieste del pm relative all’arresto di Domenico Umberto Principe, Carlo D’Alessandro, Francesco Guerriero, Vincenzo Russo e Salvatore Paolo. L’attività d’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, sottoposta al vaglio del gip Francesco Chiaromonte, aveva riguardato complessivamente 35 persone: Andrea Abbamonte, Carlo Banco, Antonio Barbieri, Paolo Budetta, Carlo Camilleri, Francesco Cardone, Carlo D’Alessandro, Ugo De Maio, Fernando Errico, Ugo Ferrara, Nicola Ferraro, Cristiana Fevola, Erminia Florenzano, Francesco Guerriero, Vincenzo Liguori, Nino Lombardi, Sandra Lonardo, Vincenzo Lucariello, Clemente Mastella, Letizio Napoletano, Luigi Nocera, Angelo Padovano, Antonio Passarelli, Fausto Pepe, Domenico Pianese, Domenico Umberto Principe, Domenico Pietrocola, Vincenzo Russo, Paolo Salvatore, Antonello Scocca, Luigi Stefano Sorvino, Francesco Trusio, Giuseppe Treviso, Giuseppe Urbano e Francesco Zaccaro. Di queste 35 persone, come detto, 24 rischiano il rinvio a giudizio e il processo. Non compariva, nel primo filone d'indagine, il nome del docente universitario Felice Casucci, che pure risulta nell'atto conclusivo della Procura di Napoli.
su base Ansa
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