Benevento 21 febbraio 2009 - “Non ho più convinzione della bontà delle scelte che il mio partito sta operando. L’autonomia rivendicata rischia di trasformarsi in opportunismo, se non si spiegano le scelte divergenti che si stanno adottando nelle diverse competizioni amministrative: in Trentino a sostegno della sinistra, in Abruzzo da soli, in Sardegna a sostegno del PdL. Tale atteggiamento mostra, come avevo paventato sin dall’inizio, che non tutti avrebbero avuto il coraggio di portare fino in fondo il sacrificio della posizione autonoma. Il risultato ad oggi è una grande incertezza, di cittadini e quadri dirigenti, e la prospettiva è un Udc italiano schizofrenico: centrista nella roccaforte parlamentare, come capita altrove! Tale scetticismo indebolisce la mia funzione di vettore di idee, di guida dei difficili processi della politica, di sostegno alle legittime esitazioni della classe dirigente locale. Il quadro politico nazionale, con le sue tante ombre, non aiuta ad operare scelte responsabili e la inevitabile incoscienza alla quale dovrei ancorare le mie decisioni confligge con i miei principi. Le turbolenze che stanno attraversando le nostre istituzioni principali, comune e provincia, impongono un’accelerazione che i miei amici dirigenti locali dell’Udc ritengono comprensibilmente di voler valutare. La decisione di sostenere o meno le amministrazioni locali, a prevalente guida di sinistra, ha natura politica e, dunque, deve essere sostenuta da motivazioni capaci di superare le contingenze e di immaginare un progetto per il futuro. Sulla base di queste riflessioni ho maturato la convinzione che sia giusto lasciare ai dirigenti locali la libertà di determinarsi prescindendo da me che, probabilmente condizionata da 15 anni di storia personale, conservo una posizione di pregiudizio nei confronti di tutto quanto non sia immediatamente e incontestabilmente ispirato al rispetto della democrazia e della trasparenza. Qualcuno ha voluto ricordare ciò che accadde nel 1998, epoca del cosiddetto ribaltone Rastrelli; c’ero anche io e iniziai allora la mia carriera di incrollabile idealista, rinunciando alle tante offerte, non ultima quella della presidenza della diunta. Giusto o sbagliato che sia questo è il mio pensiero, che, fino ad oggi, ha trovato un seguito crescente, sul quale continuerò ad investire, perché, come tutti gli appassionati, sono convinta che bisogna sempre andare avanti. Lascio l’Udc perché credo sia l’unica strada possibile, dopo tante battaglie, dimissioni e parole. Ringrazio i miei amici per aver capito, ma soprattutto gli altri per aver gioito e i detrattori per aver cercato altre motivazioni alla mia decisione, perché con le loro diverse reazioni mi hanno restituito da subito il sapore della libertà e della democrazia, che si alimenta di tutte le idee, per attingere da ciascuna e far vincere quell’unica che vale”. Erminia Mazzoni
Il commento Ci sono sembrate strane, se non singolari le dichiarazioni (e le illazioni) seguite alla decisione di Erminia Mazzoni di lasciare l’Udc. Quasi che si trattasse di un qualunque iscritto. Erminia Mazzoni è stata ed è la storia dell’Udc. E’ stata vicesegretario nazionale e parlamentare. Solo l’anno scorso si è esposta al sacrificio di candidarsi al Senato in una competizione che non aveva alcuna speranza di riuscita e che se pure fosse andata bene, l’avrebbe comunque vista alle spalle di Ciriaco De Mita, mentre tutti gli altri si erano rifugiati nel molto più comodo quorum bastevole per un seggio alla Camera dei deputati. Solo l’anno scorso, Erminia Mazzoni, si è fatta carica di guidare il suo partito in un assalto solitario alla Rocca dei Rettori senza alcuna speranza di vederla conquistata. Oggi, va via, dopo mesi di perplessità per le scelte autonome/opportunistiche del suo partito e dopo aver subdorato e dichiarato che anche l’esperienza della Costituente di Centro avrebbe potuto avere sviluppi non desiderati se non si fosse individuato un percorso politico chiaro. Va via e i soliti malevoli tirano fuori la storia della mancata designazione nel cda della Rai. Va via e il partito si affretta a far sapere che è in contrasto con la linea nazionale, non con quella locale, per carità di Dio. Va via e il deputato napoletano Nunzio Francesco Testa si affretta a precisare che, in fondo, è uscita dal partito un consigliere provinciale. “Ci spiace, ma negli ultimi mesi hanno aderito molti altri consiglieri provinciali. D'altronde in un partito ci si sta con delle convinzioni, se non ci sono più o si cercano convenienze si è liberi di fare altro, vorrà dire che si ritroverà a far politica a Benevento insieme a Mastella”. Che vuoi che sia, caro Testa, un semplice consigliere provinciale, che ha già donato il sangue al suo partito. Uno se ne va, un altro arriva. E' la dura legge del gol. (bru.men)
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